Selfie, la moda dell’autoscatto delle nuove generazioni (e non solo)

k-selfie-goofy

Alzi la mano chi non si è mai fatto un autoscatto col proprio smartphone. Ormai con i nostri dispositivi mobili che si fanno guerra all’ultimo mega pixel, siamo in grado di fare foto estremamente belle, arricchite anche con filtri particolari, strane angolazioni e una sorprendente nitidezza d’immagine. Se pensate, però, che sia un fatto isolato, senza implicazioni sociologiche, vi sbagliate. E’ nato persino un termine inglese per spiegare il fenomeno del click facile: si chiama Selfie, che noi tradurremmo con autoscatto, ed è stato persino inserito nel prestigioso Oxford Dictionary come la parola rappresentativa del 2013. Questo perché farsi le foto in posti improponibili (come il bagno, molto amato dai teenager),  in pose buffe o estremamente serie, è diventata una vera e propria mania. Nessuno è immune al selfie: adolescenti, ma anche adulti, pop star, politici, attori. Basti pensare a Rihanna, Lady Gaga, i coniugi Beckam, persino la morigerata Hillary Clinton e molti altri che si sono impegnati in autoscatti che mettessero in luce la loro originalità, la loro bellezza (più facile grazie ai filtri) o un momento importante.

YYdQ+

(Photo credits: lense.fr)

A sottolineare la moda selfie, l’idolo adolescente delle giovanissime, Justin Bieber – nonché re indiscusso della celebrazione del proprio ego – è diventato il testimonial di Shots of me, la app pensata appositamente per farsi autoscatti “da urlo” con un enorme vantaggio: condividere le proprie foto con gli amici, ma senza essere vittima di messaggi offensivi o di sfottò estranei  ad opera di haters o troll.  Shots of me è una app gratuita e disponibile per tutti i dispositivi iOS ed è stata ideata da John Shahidi, CEO della società, sfruttando la funzionalità della SnapChat, ovvero messaggini istantanei che si cancellano subito dopo essere stati letti dal destinatario. Secondo Shahidi, gli utenti del web amano ammirare se stessi, ma anche guardare altre persone, intente nelle pose più disparate. Il bello è che i commenti acidelli, quelli che spesso feriscono proprio gli adolescenti e che talvolta si trasformano in un vero e proprio cyberbullismo, con questa app non sono possibili. Shots of me prevede infatti un sistema di messaggistica privata a cui si può eccedere solo dopo aver seguito qualcuno, come per i followers di Twitter. In questo modo c’è un rapporto diretto con la nostra cerchia di amici e pubblicamente saranno visibili solo i like, semplicemente. Lo stesso volubilissimo Bieber ha molto apprezzato questa funzione, diventandone persino un investitore, essendo vittima lui stesso di commenti offensivi da parte di detrattori e gruppi di diverso tipo. E’ pur vero che l’indomito Justin non fa nulla per nascondere la sua natura di Bad guy, ma anche questo gli procura decisamente molta popolarità e riflettori sempre puntati addosso.

Bieber_1750487a shots of me

(Photo credits: digitaltrends.com)

Insomma, il tempo di tramonti romantici, teneri animali, scatti collettivi è definitivamente finita. Il terzo millennio è ormai la celebrazione del sé, del nostro ego – più o meno sviluppato – del nostro bisogno di affermarci nel mondo. Non è un caso infatti che la finalità principale dei nostri autoscatti sia quella di farci vedere, farci conoscere, ottenere quanti più “like” possibile e per far ciò la condivisione (il termine “principe” della nuova era tecnologica) la fa da padrona, cercandola su tutte le piattaforme possibile, da Facebook a Instagram. Quest’ultima ch, nel frattempo, grazie proprio alla moda selfie, ha visto i suoi utenti aumentare in maniera esponenziale. Se digitate questo termine su Google o qualsiasi altro motore di ricerca. vi appariranno centinaia di autoscatti in tutte le pose possibili, soprattutto davanti allo specchio. In mutande, con il proprio animale domestico, con gli amici, in auto, sul letto, in pose plastiche..avrete l’imbarazzo della scelta.

MIRROR-SELFIE-1 christina_hendricks_selfie_19979

(Photo credits: evehazelton.com e digdang.com)

Essere originali è la parola d’ordine. E allora via a foto di colli scoperti, di schiene o spalle audaci (persino in pieno inverno), di porzioni di visi, di orecchie, di bocche colorate con rossetti sgargianti. Tuttavia, proprio nella disperata gara ad essere originali e vanesi, si rischia di essere esattamente l’opposto, andando ad aumentare le copie di pose sfiziose o grottesche. Insomma, vogliamo essere così tanto apprezzati ed originali, che rischiamo di perdere la nostra identità proprio nel tentativo di emergere sugli altri. Anche questo è selfie, a quanto pare. In tal caso, che vinca l’autoscatto migliore.

original1

(Foto: l’attrice Meryl Streep in uno scatto selfie con Hillary Clinton, segretario di Stato in Usa voluta da Barak Obama fino al 2012. Credits: planet941.com)

Lascia un commento


uno + 8 =

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>