Come Ashton Kutcher è diventato Steve Jobs

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Il lavoro di un attore è caratterizzato dalla personalità che riesce a donare al suo personaggio, a quanto la sua originale interpretazione riesca a dare vita al ruolo che va a interpretare, con un certo margine di fantasia e unicità. Ci sono ruoli però in cui l’attore deve interpretare una persona realmente esistente, viva o morta che sia, cercando di restituire quella sua immagine pubblica più fedelmente possibile, con autenticità, ed è proprio questo tipo di lavoro che porta via agli attori più tempo, attingendo a tutte le risorse possibili, fisiche e mentali.

E’ questo il caso di Ashton Kutcher nei panni di Steve Jobs, il guru visionario co-fondatore della Apple scomparso il 5 ottobre 2011 a soli 56 anni per un male incurabile che lo ha logorato giorno dopo giorno. Nella sua ultima intervista al portale QuoraKutcher ha svelato quella che è stata la sua preparazione per interpretare un ruolo così carico di aspettative e così complesso come quello di Jobs.

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(Photo credits: trendynews.it)

Ci sono voluti tre mesi per entrare nel personaggio”, ha dichiarato la giovane star di Hollywood, che ha guardato tutti i documentari, le interviste, i video su YouTube e persino i file audio su Soundcloud. La sceneggiatura era già molto esauriente, ma Kutcher voleva assolutamente andare più in profondità, conoscere le minime caratteristiche, indagare sulle varie peculiarità di questo personaggio. “Ho iniziato a “sezionare” e analizzare tutte le sfumature del suo comportamento, il suo modo di camminare, quel suo difetto di quasi impercettibile della ‘s’, il suo accento che era una combinazione tra la parlata del nord della California e del Wisconsin, il suo modo di fare una pausa prima di rispondere ad una domanda, il suo modo di muovere la testa in segno di assenso, il suo modo di inchinarsi in segno di “namaste” quando riceveva degli elogi, il suo modo di fissare le persone con disprezzo quando non era d’accordo. Ho notato il modo in cui usava le mani per parlare e come contava con le dita, partendo prima dal mignolo, il modo in cui usava le parole “aaaaand” e “noooow” per pensare a quello che stava per dire.

movies_ashton_kutcher_steve_jobs_4 Ashton Kutcher On The Set Of 'Jobs'

(Photo credits: digitalspy.com e justjared.com)

Oltre a questo, Kutcher ha ripercorso quello che aveva fatto Jobs in vita, a partire dal leggere tutti i libri che aveva letto il vero Steve, come Autobiografia di uno Yogi e Be Here Now. Ha cercato i suoi artisti preferiti come Bauhaus e Ansel Adams, infine mangiato uva e popcorn e bevuto succo di carota. Lo ha fatto perché è quello che aveva fatto Jobs e così lo ha ripetuto anche lui. Ed è proprio per questa strana dieta seguita da Jobs nella sua fase Zen che l’attore è finito in ospedale, uscendone fortunatamente molto presto.

ashton-kutcher6-e8c44 **EXCLUSIVE** Ashton Kutcher looks the spitting image of a young Steve Jobs as he grabs a coffee ahead of the start of filming his upcoming biopic on the late Apple honcho

(Photo credits: week.ge e lun.com)

Ovviamente Kutcher ha parlato anche con le persone che avevano avuto a che fare con Jobs, come Alan Kay, Avi Tevanian, Jeffery Katzenberg, Mike Hawley, per comprendere meglio la sua personalità nella dimensione lavorativa e riuscire a raccontare meglio un uomo, prima ancora che un professionista. Persone che sono state “preziosissime fonti per il mio personaggio.” Infine, ha lavorato molto con la sua coach di recitazione Greta Seacat, che lo ha aiutato a raccontare l’ emotività e il comportamento di Jobs e a farli suoi. “Lei mi ha aiutato a renderlo personale e autentico, ma alla fine uno dei modi migliori per raccontare un uomo è attraverso le sue creazioni. Erano eleganti, intelligenti, riflessive, precise, artistiche, coraggiose, visionarie, complicate, efficienti, divertenti, potenti, imperfette, belle dentro e fuori …. Proprio come Steve.”

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(Photo credits: movieplayer.it)

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